sabato 30 marzo 2019

PSICOLOGIA L'autismo




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Tra le psicosi dell’età evolutiva la più nota è quella dell’autismo. I dati segnalano un’incidenza di questa patologia tra i 5 e i 30 casi per ogni 10.000 bambini.
Con il termine autismo si intendono individui assorbiti nelle proprie esperienze interiori che si distaccano da ciò che è la realtà esterna. Gli individui sono contraddistinti da un profondo isolamento sociale, insuccessi nello sviluppo del linguaggio e incapacità di instaurare un sistema di comunicazione. Le teorie riguardanti le origini di questa psicosi infantile sono diverse e non concordanti: alcuni studiosi sostengono che le origini della malattia siano attribuibili a cause organiche quali anomalie nel funzionamento dei neuroni a specchio che risultano essere attivati con una certa carenza nei soggetti autistici. Altri studiosi attribuiscono invece la malattia di un’incapacità biologica di provare attaccamenti emotivi. Secondo questi studiosi la causa dell’autismo è riconducibile ad una freddezza e distacco dei genitori nei confronti dei loro figli.
Leon Eisenberg sostiene che i genitori di bambini autistici si interessino loro soltanto nella misura in cui si presentano in grado di eseguire automatismi tra i quali, per esempio, recitare cose esposte a memoria e capacità di calcolo superiori alla media. I genitori tendono infatti a volere un bambino perfetto.
Lo psichiatra austriaco Bruno Bettelheim  sostiene invece una posizione intermedia. Secondo lui l’origine organica è quella psichica dell’autismo sono infatti ricongiungibili: egli sostiene che se il bambino nei primi anni della sua infanzia non viene stimolato dall’esperienza sensorio- affettiva da parte dei genitori potrà più facilmente ricadere in psicosi simili. Il ruolo dei genitori diventa quindi fondamentale per la vita dell’infante.
 Il bambino autistico presenta una totale indifferenza verso il mondo esterno e un non interesse nello stabilire rapporti con gli altri principalmente solo due gli atteggiamenti che dal punto di vista clinico rendono semplice il riconoscimento di un bambino autistico: il bambino tenta di incurvare la schiena per allontanarsi dalla persona che sta colloquiando con lui al fine di evitare il contatto fisico rimane passivo e nel momento in cui viene preso in braccio, in parecchi casi, egli reagisce con atteggiamenti di ira violenta al contatto fisico e affettivo. La maggioranza dei bambini autistici manifesta   atteggiamenti di ritualità e si comporta spesso in maniera contraddittoria: raggiungono delle tappe che i coetanei raggiungono con molto ritardo mentre per quanto riguarda altri lati dello sviluppo questi vengono raggiunti successivamente ai pari, se non direttamente mai raggiunti.
I bambini sono segnati da comportamenti legati all’indifferenza, presentano difficoltà notevoli nella comunicazione, nella socializzazione e nella percezione emotiva.
Accade spesso inoltre che il bambino autistico manifesti la volontà di mantenere il proprio ambiente costante: vuole mangiare e bere le stesse cose, vestire sempre con gli stessi abiti, percorrere sempre le stesse strade. I tentativi di far cambiare questa routine possono sfociare in reazioni dire a violenta.
Con l’adolescenza i problemi del bambino autistico si aggravano e diventano più frequenti; si possono manifestare con la comparsa di nuovi disturbi quali per esempio le convulsioni che riguardano il 20% dei bambini.

PSICOLOGIA Il bambino ansioso



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La scuola, essendo il primo luogo all’interno del quale i bambini si confrontano con se stessi e con i coetanei, è in alcuni casi teatro di ansie e angosce che, il più delle volte, vanno a compromettere il suo apprendimento e la sua serenità nelle relazioni.
Essa può trasparire tramite atteggiamenti di irritabilità, di apprensione continua  e con sintomi somatici quali il vomito, la cefalea, l'eccessiva sudorazione ecc…
Per comprendere le motivazioni per cui un bambino vive il periodo scolastico con sentimenti d’ansia, risulta particolarmente necessario in tali termini andare ad analizzare la situazione familiare del piccolo; molti disturbi emotivi sono  infatti il prodotto di un cattivo ambiente familiare.
Una delle maggiori sintomatologie riscontrabili in un bambino affetto da ansia, è la distrazione, ossia la mancanza di partecipazione emotiva. Quest’ultima risulta essere una via di fuga dal sovraffollamento ansioso di pensieri, concetti, azioni che esiste nella mente del bambino e che non gli dà la possibilità di concentrarsi su un argomento unico.
Nel momento in cui i bambini infatti sanno di essere valutati, in molti casi tendono a chiudersi in se stessi: sono costantemente preoccupati, vedono pericoli ovunque e si sentono incapaci di affrontare qualsiasi evento della vita. 
 È possibile che il bambino ansioso a lungo andare sviluppi delle vere e proprie fobie: paure ingiustificate di situazioni o oggetti che scatenano in lui reazioni di paura e angoscia. Il bambino assume un atteggiamento difensivo: cerca di evitare la situazione angosciante anziché risolverla. Tale meccanismo può diventare invalidante per la vita del bambino, infatti può bloccare lo svolgimento della sua normale vita quotidiana. Problematiche simili possono infatti trasparire anche tramite la ripetizione di rituali ossessivi. 

PSICOLOGIA La depressione



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Una tra le più pericolose patologie infantili è la depressione, ovvero un’alterazione del tono dell’umore verso forme di tristezza e abbassamento dell’autostima oltre che di tendenze all’auto punizione. L’incidenza riguarda il 10% dei soggetti e si presenta più grave rispetto a quando colpisce gli adulti in quanto i bambini non hanno le risorse interne per chiedere aiuto al fine di uscire dalla malattia.
 La depressione provoca effetti estremamente negativi per quanto concerne la personalità del bambino: i bambini depressi non riescono infatti a divertirsi, non giocano, non instaurano rapporti interpersonali e si sentono perennemente insicuri e pessimisti. La predisposizione infantile a questa malattia è legata strettamente alla perdita di uno o entrambi genitori, al distacco fisico e affettivo dai genitori, alla sensazione di essere invisibile agli occhi della famiglia, o alla mancata assistenza dei genitori.
L’umore disforico caratterizza i bambini depressi: la tristezza accompagna la loro vita insieme a pianti non motivati, rabbia, noia e indifferenza verso ogni attività e situazione oltre che atteggiamenti di autocommiserazione.
La depressione è riscontrabile anche tramite sintomi cognitivi: il bambino tende a valutare negativamente le proprie capacità con conseguente abbassamento di autostima e abbassamento del rendimento scolastico. Il bambino si sente sempre affaticato, ha capacità scarse di concentrazione, cambiamento nell’appetito, continui dolori vari e disturbi del sonno. Nei casi più gravi inoltre il bambino ricorre a forme di autolesionismo e tendenza al suicidio.

PSICOLOGIA Disturbi alimentari infantili



Risultato immagine per bambino obeso








I disturbi alimentari infantili sono solitamente legati all’interazione del bambino con la madre. Fin dalla nascita ogni bambino possiede infatti il riflesso di suzione e di deglutizione, ogni bambino è quindi in grado di nutrirsi. Quello della suzione è un vero bisogno: l’alimentazione non è infatti soltanto riconducibile all'appagamento della fame ma è anche il prototipo delle future capacità del bambino di interazione con il mondo esterno. Un bambino che infatti ha potuto trarre vero piacere dall’allattamento manterrà un migliore rapporto con il cibo oltre che una migliore capacità di relazione con gli altri.
Sin dall’infanzia è possibile però che il bambino vada incontro a dei disagi legati alla sfera alimentare: esistono infatti bambini che mangiano a fatica e altri che mangiano eccessivamente; L’anoressia e la bulimia sono infatti due patologie che possono presentarsi fin dalla prima infanzia, così come anche l’obesità.
Quest’ultima in particolare è definita con un eccesso del 20% di peso rispetto alla media normale in rapporto alla statura e all’età del bambino. Nei paesi occidentali questo disturbo riguarda ormai dal 2 al 15% dei bambini. I periodi privilegiati per l’esordio di tale malattia sono il primo anno di vita e la pre pubertà (10-13 anni).  Nell’insorgenza dell’obesità entrano in gioco fattori genetici, metabolici, endocrini, neurologici, psicologici.
 Nella maggior parte dei casi i bambini obesi si presentano timidi e anche se dotati di un normale livello di intelligenza, sono spesso intralciati in campo scolastico e sociale. Molte volte le madri cercano di tranquillizzare ansia e sensi di colpa tramite il cibo che riempie infatti bisogni affettivi incolmabili in altro modo. I bambini imparano quindi ad appagare l’ansia e il desiderio di affetto tramite il cibo.

PSICOLOGIA Dissturbi specifici dell'Apprendimento










Risultato immagine per bambino dislessico


I disturbi specifici dell’apprendimento, hanno cause neurobiologiche e consistono in disfunzioni delle aree cerebrali coinvolte nel riconoscimento di lettere, parole e numeri e sono raggruppabili in varie tipologie denominate dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia.
DISLESSIA: è legata alla disortografia: riguarda problemi legati alle capacità di lettura e di scrittura che si manifestano indipendentemente dal livello di intelligenza, di età e di istruzione del bambino.
DISCALCULIA: consiste nell’incapacità di fare i calcoli, il bambino inverte i numeri.

Le Difficoltà che un bambino può incontrare con la scrittura sono dette agrafie e disgrafie e sono nella maggior parte dei casi associate alle afasie.
Le agrafie si suddividono in centrali e periferiche:
AGRAFIE CENTRALI
AGRAFIA LESSICALE: il soggetto utilizza solo la procedura fonetica, scrivendo le parole come le pronuncia. Il disturbo si presenta chiaramente più evidente nelle lingue in cui non è presente una corrispondenza tra fonema e grafema (Inglese);
AGRAFIA FONOLOGICA: il soggetto ha difficoltà nello scrivere le parole senza senso.
AGRAFIA PROFONDA: il soggetto commette errori in campo semantico.

AGRAFIE PERIFERICHE
Le agrafie periferiche riguardano errori di omissione e di trasposizione di lettere.
AGRAFIA DA NEGLECT: errori di amputazione o sostituzione dell’inizio della parola e della parte sinistra del grafema;
AGRAFIA APRASSICA: disordine gestuale, il soggetto presenta delle difficoltà nello scrivere le parole ma può farlo con l’utilizzo di un computer.

Esistono anche altri tipi di agrafie non collocabili all’interno dei gruppi sopracitati:
AGRAFIA IDEATORIA: incapacità di scrivere lettere sotto dettatura;
AGRAFIA SPAZIALE: il soggetto scrivi a margine ed elude alcune parti della scrittura;
DISGRFIA: Diversa dalla agrafia, è una difficoltà nell’apprendimento della scrittura.

 I bambini che presentano tali disturbi, se aiutati da persone competenti sono in grado di migliorare. Molti bambini che presentano disturbi dell’apprendimento, percepiscono infatti la scuola come causa di difficoltà e frustrazione e l’obiettivo dell’aiuto di un professionista  è quello di prevenire atteggiamenti di allontanamento dall’ambiente scolastico oltre che di separazione dal contesto sociale.

venerdì 29 marzo 2019

PSICOLOGIA Disturbi della comunicazione



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Tra i disturbi infantili più comuni troviamo quelli della comunicazione .
Essi dipendono dalla funzione linguistica: questa si sviluppa nel bambino successivamente ad alcune modalità prelinguistiche come il pianto, il contatto oculare, le espressioni del viso, la lallazione ecc.. Il linguaggio compare all'incirca verso i primi 2 anni di vita, in alcuni bambini questo avviene precedentemente e in altri con un leggero ritardo ma la situazione non è da considerarsi patologica fino al momento in cui non si riscontrano delle alterazioni.
I disturbi del linguaggio possono essere distinti in alcune tipologie:
DISTURBI CENTRALI 
Detti anche afasia, i disturbi manifestano sintomatologie differenti a seconda della zona cerebrale compromessa;
DISTURBI DI PRODUZIONE O EMISSIONE
Balbuzie (anomalia nel fluire dell'eloquio) o aplologia (parla velocemente omettendo parole e invertendo il loro ordine); in tal caso l'emotività gioca un ruolo importante;
DISTURBI DELLA FONAZIONE 
Incapacità di produrre il linguaggio (forme di mutismo selettivo);

PSICOLOGIA Alterazioni nello sviluppo






Risultato immagine per bambini down







Durante il processo di sviluppo individuale è possibile che si verifichino alterazioni di diverso tipo dovute ad anomalie o patologie: possono dunque presentarsi dei deficit.
I deficit cognitivi sono comunemente conosciuti come "ritardi mentali" e possono derivare sia da fattori biologici che da fattori ambientali. I deficit derivanti dai primi sono individuabili già dai primi mesi di vita del bambino, i secondi invece sono riconoscibili solo dopo del tempo.
Un bambino che cresce in un'atmosfera poco stimolante o che al contrario presenta troppi stimoli sui quali non riesce quindi a concentrarsi, sarà più propenso allo sviluppo di un ritardo mentale. Se le condizioni di vita del piccolo vengono però cambiate in tempo è possibile riportare il suo quoziente intellettivo ad un livello normale.
Le possibili cause alle base delle alterazioni sono le seguenti:
EREDITARIETA': le malattie metaboliche possono originare danni cerebrali piuttosto gravi;
ALTERAZIONI PRECOCI DELLO SVILUPPO EMBRIONALE: mutazioni cromosomiche (sindrome di Down) o sostanze tossiche assunte dalla madre in gravidanza;
PROBLEMI DURANTE LA GRAVIDANZA O NEL PERIODO PERINATALE: malnutrizione del feto, prematurità, carenza di ossigeno ai polmoni;
CONDIZIONI MEDICHE DURANTE L'INFANZIA: infezioni, traumi, avvelenamenti e fattori ambientali;

I ritardi mentali possono essere però prevenuti attraverso controlli ostetrici.

PSICOLOGIA teoria freudiana

Con l'avvento dell'urbanizzazione e dell'industrializzazione la percezione della figura dell'individuo cambia n...